Roma: Nell’isola di Bali, teatro, musica e danza sono espressioni quotidiane di una cultura dove estetica e devozione religiosa (Induismo) s’intrecciano con sorprendente armonia. IlTopeng - presente nella liturgia delle principali cerimonie nella forma padjegan, laddove un solo attore interpreta tutti i personaggi - è al tempo stesso rappresentazione sacra ed intrattenimento popolare.
Col Topeng Bali celebra l’antico ordinamento sociale (di stampo feudale) e la propria storia. Eppure, le straordinarie vicende dei suoi eroi restano sullo sfondo di uno spettacolo invariabilmente strutturato nelle sue parti: Il lungo prologo mostra gli archetipi dei personaggi della corte, nelle loro danze stilizzate.
Quindi il gran ciambellano Penasar introduce l’episodio scelto, ma il racconto è presto sopraffatto dai lazzi dei grotteschi buffoni. Solo nell’epilogo, i protagonisti della storia, fanno la loro breve comparsa. Infine Sidha Karya, il re-demone, conclude la rappresentazione, riunendola al concomitante rituale del sacerdote.Il famoso episodio che vi proponiamo, accadde, secondo le cronache, nell’anno1343.Prima di divenire Bedahulu, il nostro stimato re era onorato col nome di Tapa Ulung “eccelso nella meditazione”. Ogni mattina saliva alla montagna a pregare e tale era il suo fervore che la testa sovente levitava nei cieli, per intrattenersi, diremmo “a tu per tu “, con gli Dei.
Le immancabili malelingue insinuavano che fosse un po’ orgoglioso dei suoi straordinari poteri....
Il giorno fatale il re temerario dichiara al suo inseparabile attendente, il ministro Pasung Grigis: “oggi la mia testa salirà a colloquio con Shiva, nel regno di Swarga; se per mezzogiorno non sarà ridiscesa, consideratemi morto presso gli Dei”. Quando il sole è alto nel cielo, l’apprensivo ministro si fa vieppiù nervoso. Proprio in quel momento sopraggiungono dei contadini, diretti al mercato con un grasso maiale. Senza pensarci due volte, nè contrattare sul prezzo, Pasung acquista la bestia e, con un colpo secco del suo kris (spada), ne mozza la testa, ponendola prontamente sul collo regale”¦ Ahinoi, anticipando di pochi istanti quella originale, che stava giusto rientrando....Troppo tardi! Senza scambiar parola i due s’incamminano verso la reggia. Passando lungo la riva del lago Batur, il re scopre, rispecchiato dalle acque, il suo nuovo volto. Inorridito vorrebbe fuggire nella foresta, ma Pasung lo convince a rientrare: farà costruire per lui un balè (un padiglione) talmente alto, che nessuno scoprirà mai il suo nuovo volto.
La nuova torre però diviene ben presto emblema di terrore. Il re, chiamato ora Bedahulu: “colui che ha cambiato la testa”, scaglia frecce su chiunque osi alzare lo sguardo verso la sua dimora ed esige dai sudditi nuovi ed esorbitanti tributi. La sua voracità non ha freni: divora perfino le offerte, che i balinesi ogni giorno presentano agli Dei. Esasperato, il popolo chiede l’aiuto di Majapahit, il grande impero nella vicina isola di Giava. Accogliendo la richiesta, l’imperatore affida la missione al più brillante e famoso dei suoi ministri, l’astuto Gaja Mada.
Giunto nell’isola, dopo aver raccolto informazioni e testimonianze, l’eroe è ricevuto a palazzo, con tutti gli onori degni del suo rango. Richiesto se desideri qualcosa di particolare per il pranzo, ordina, insieme al riso, lunghe erbe di montagna ed un kelè (una piccola brocca dal becco lungo) per l’acqua. Così, portando il cibo alla bocca (con le mani) e bevendo, deve alzare la testa, ed il suo sguardo cattura, in cima alla torre, il terribile segreto.
Bedahulu monta allora su tutte le furie, imbraccia l’arco... Vorrebbe scagliare le sue frecce, ma non può: a Bali le norme della buona educazione sono sacre ed inviolabili, non si può colpire nessuno mentre mangia, a maggior ragione un proprio ospite! Nel mentre Gadja Mada assapora il suo cibo, Bedahulu, letteralmente, brucia dalla rabbia. Lo coglie allora un illuminato ravvedimento: capisce che per lui è giunto il momento di lasciare questa terra. Invoca dunque gli Dei affinchè gli concedano il moksa, la liberazione. La preghiera è subito accolta, il suo corpo arde tra le fiamme, permettendo allo spirito, salito ai cieli, di ricongiungersi, alla sua testa originale.
Bali, parimenti, ritrova la tradizionale armonia. Per la Storia, l’isola, sotto il nuovo governatore Gadja Mada, divenne allora provincia dell’impero giavanese.
ENRICO MASSEROLI
Dal’79 studia il teatro/danza di Bali, con il grande Maestro I Made Djimat. Da allora saranno dieci i soggiorni di studio in Indonesia.
Prima testimonianza di questa ricerca, lo spettacolo Dharma Shakti, presentato dall’83 al ’95 in Italia, Austria, Germania, Israele, Perù, Spagna, Polonia, accompagnato da conferenze, dimostrazioni e stages presso centri teatrali ed università .
Dopo aver approfondito lo studio delle maschere del Topeng, dal 1996 presenta lo spettacolo rituale, rielaborato e tradotto per il pubblico europeo, L’incredibile storia del re Bedahulu, in Italia, Germania, Austria, Corsica, Svizzera, Svezia, Spagna, Malta, e la dimostrazione/spettacolare Topeng: maschere dall’isola degli Dei.
Ha danzato a Bali in diverse occasioni festive e rituali.
Accompagnato dalle orchestre/gamelan Cara Bali di München, Anggur Jaya di Freiburg i. Br., Gambuh Ensemble della Musik Akademie di Basel, partecipa a festival, rassegne, trasmissioni radiofoniche e televisive. Tra gli eventi più significativi: nel ’98 il progetto “Catur Yuga” Germania-Svizzera-Bali, nel 2004 “Spirit of Gamelan” per il Deutsches Jazz Festival in Frankfurt, nel 2005 “Cage Musikcirkus” in Mannheim., “Notte Bianca” a Malta 2006 e a Roma 2007
LABORATORIUM TEATRO Stagione 2007/2008
Centro Internazionale di Ricerca e Sperimentazione Teatrale
Associazione Claudio Gora
Via Leopoldo Ruspoli,87 00149 Roma/Portuense
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