Time Zones - Sulla via delle musiche possibili
Si chiuderà domani, venerdì 24 novembre, con l’atteso concerto di Diamanda Galas il Festival Time Zones - Sulla via delle musiche possibili. L’appuntamento con la rivoluzionaria musicista americana è per le ore 22.00 al Palarmartino di Bari.
Time Zones ha presentato anche quest’anno uno sguardo a quei performers che continuano ad allargare l’orizzonte del gusto del pubblico e della produzione musicale stessa, al di fuori delle logiche di mercato, proponendosi come specchio delle trasformazioni linguistiche più significative in ambito musicale. Musica e immagini trovano in Time Zones uno spazio per incontrarsi e interagire con il pubblico.
Diamanda Galas è una delle cantanti che hanno rivoluzionato il concetto stesso di "canto" attraverso l’uso dell’elettronica e un'espressività da ossessa. Galas, nata a San Diego nel 1955 da immigrati greci, ha studiato opera e pianoforte e si è poi cimentata nella performance. Nei primi anni '70 suonava a Los Angeles con jazzisti d'avanguardia come David Murray, Butch Morris e Mark Dresser, ma conduceva anche un'esistenza precaria e pericolosa, sempre sul filo del rasoio con i suoi abusi di droghe e le sue molteplici esperienze sessuali. A scoprirla come cantante fu il Living Theatre, che la invitò ad esibirsi nei manicomi. Il compositore Vinko Globokar la assoldò per la sua opera "Un Jour Comme Une Autre". Fu quella l’esperienza fondamentale, in cui maturò la sua idea di musica e di canto. Il primo album esplose sulla scena della musica elettronica con il fragore dell’opera che fa epoca. l’arte canora di Galas si presentava come un incrocio fra tragedia greca, teatro espressionista e seduta psicanalitica. Le due composizioni per voci sovraincise ed elettronica dissonante, estremamente convulse e opprimenti, ispirate da un concreto pretesto politico, sembravano scaturire da un coacervo di forze primali ed erano sottese da perverse liturgie sataniche. Galas riesce a fondere subconscio, magia e storia in un flusso sonoro altamente emozionante. Tutto il vocabolario di disfunzioni vocali fa parte del suo repertorio: singhiozzi, spasimi, vomiti, nitriti, movimenti di labbra e di guancia, gargarismi, lamenti strozzati, sibili, balbettii isterici. Le sue urla sono le più abominevoli e viscerali, spesso seguite da scariche epilettiche di fonemi animaleschi.
Per produrle, controllarle e modularle la cantante necessita di una concentrazione sovrumana. Ispirandosi al pianto di Medea e all’orrore di Ecuba, ma anche al senso di impotenza e di isolamento del "Gluckliche Hand" di Schonberg, Galas mette in scena uno stile assai più teatrale di quelli austeri e raffinati delle altre "vocalist" sperimentali. Il canto di Galas è anzi votato all’eccesso. Per molti versi (l’appropriazione di simbolismi religiosi, il tono di predica, l’intensità e la ferocia delle esibizioni, i temi legati a ingiustizie sociali) la sua arte ricorda quella dell’artista performance Karen Finley. Le sue stordenti vertigini psichiche, i suoi pannelli di soliloqui maniacali, le mille voci sconnesse e perverse della sua anti-umanità hanno coniato un vocabolario del dolore che si è ormai emancipato dall’avanguardia per diventare un classico del nostro tempo. Canto tragico greco, innodia mediorientale, grida dei matti ed esperimenti dell’avanguardia vocale hanno stravolto con violenza inusitata il registro "alto" della cantante d'opera.
La manifestazione è organizzata dall’associazione Time Zones con il patrocinio del Comune di Bari, Provincia di Bari e Regione Puglia.
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