Dal 17 al 19 ottobre il Blue Note Milano ospiterà Lou Donaldson.
Come di consueto, gli spettacoli saranno alle ore 21.00 e alle ore 23.30 (apertura porte: ore 19.30).
Per entrambi gli spettacoli, il biglietto “advance” (acquistato fino alle ore 19.00 del giorno dello spettacolo) è di 30,00 euro e quello “door” di 35,00 euro (acquistato dopo le ore 19.00 del giorno dello spettacolo).
Lou Donaldson al sax alto sarà accompagnato da Dr. Lonnie Smith all’organo, Randy Johnston alla chitarra e da Fukushi Tainaka alla batteria.
Swinger e bopper Lou Donaldson ha coniugato i valori tradizionali del linguaggio jazzistico con la lezione creativa di Charlie Parker e con un’attenzione sempre viva per i colori sanguigni del blues e del funk. Donaldson, classe 1926, ha iniziato la propria carriera musicale studiando il clarinetto ed ha proseguito con lo studio dopo il suo arruolamento in marina. Dopo aver “sostituito” il clarinetto con il sax alto, Donaldson ha ottenuto i primi successi nella band costituita con alcuni commilitoni: Willie Smith, Clark Terry ed Ernie Wilkins. I primi dischi arrivano al fianco di Milt Jackson e Thelonious Monk e poi come leader di alcune small band e accanto a Blue Mitchell,Horace Silver, Art Blakey, Clifford Brown e Philly Joe Jones. Unitosi con Brown, nel 1954, ai Jazz Messengers di Art Blakey, Lou Donaldson ha continuato a suonare in piccole band, principalmente negli Stati Uniti. Dagli inizi degli anni ’80 l’altosassofonista statunitense si dedica principalmente al bop.
Ad accompagnarlo il suo prezioso partner Dr. Lonnie Smith, il più dinamico organista sulla scena contemporanea, capace di suonare con immenso feeling. Dominatore del suo strumento, Smith è un solista dalla sonorità iridescente, dall’originale respiro bluesy e churchy e dal robusto quanto essenziale tocco melodico. Le sue qualità di accompagnatore sensibile e fantasioso, dall’energia vibrante, sono componenti essenziali per valorizzare la musica di Donaldson. La sua duttilità espressiva, caratterizzata da una tecnica improvvisativa fluente, da un marcato senso della melodia e da una sonorità agrodolce, immediatamente riconoscibile, ha fatto a lungo di lui uno dei sassofonisti contralto più amati dal grande pubblico afroamericano. Attraverso gli anni Sessanta e i primi Settanta, molti dei suoi brillanti album Blue Note da "The Natural Soul" a "Alligator Boogaloo", da "Say It Loud!" a "Hot Dog", da "Everything I Play Is Funky" a "Sassy Soul Strut" hanno scalato le classifiche discografiche del ghetto, affiancandosi agli Lp dei maestri del soul, mentre sue composizioni melodiche e ritmiche, come "Blues Walk" e "Midnight Creeper", sono diventate standard nel più popolare repertorio del jazz nero. La sua concezione del jazz, del resto è quella di una musica che sappia comunicare e coinvolgere con immediatezza, caratterizzata da swing, blues, soul e da una costante simbiosi tra sezione ritmica e solisti.
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