Con gli occhi di oggi

(Il Paradiso non è “una sporca bugia”) Intervista al cantautore Roberto Bignoli  

E’ appena uscito il nuovo singolo di Roberto Bignoli: “Là c’è un posto”, diffuso attraverso le più importanti radio cattoliche del mondo. Con quattro brani inediti e l’arrangiamento del geniale Paolo Carta (ha collaborato con Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Max Pezzali, Marco Masini,Laura Pausini e tanti altri artisti), che da anni, con la sua collaborazione, impreziosisce il lavoro di molti "grandi"della musica. Roberto si conferma sempre più nella sua statura artistica, per la quale svetta nel panorama mondiale della musica religiosa, anche se non vuole che si dica. E’ l’occasione per mettere in comune con lui qualche riflessione, nel passaggio particolarmente significativo ed intenso che gli avvenimenti recenti hanno portato alla Chiesa, all’umanità intera ed a ciascuno di noi in particolare.

- Finalmente è uscito, questo singolo. Ci hai fatto ben aspettare. Sarà un caso che sia uscito poco prima, quasi in concomitanza agli eventi cui stiamo assistendo, la morte del Santo Padre e quest’enorme movimento di popolo?

- La produzione del singolo richiesto molto lavoro e tenacia. Però, in effetti, con gli occhi d’oggi, alla luce della scomparsa del Papa, viene spontaneo notare che queste canzoni ricalcano in molti punti il suo insegnamento. La prima canzone, ad esempio: “C’è bisogno di te”, di don Mimmo Iervolino”¦

- Credevo che l’avessi scritta tu.

- No, te l’ho sempre detto.

- Lo so. Ma all’inizio, non so perché, ero convinta di questo. Avrò interpretato male qualche tua frase. Ricordi che quando l’hai registrata, a Roma, noi ci si era appena conosciuti? Me l’hai fatta ascoltare subito. Un anno e mezzo fa, pensavo che fosse tua.

- Ma è come se lo fosse. L’ha scritta don Mimmo, ma quando l’ho letta ho pensato subito che era mia. L’ha scritta per me ed è riuscito a centrare in pieno la mia sensibilità .Parla del bisogno di riprendere la centralità del Vangelo nella vita di ciascuno di noi. Ti dice niente?

- “Cristo, centro del cosmo e della storia”, diceva il Papa.

- Non solo. “Ti accorgi che senso non ha camminare da soli.. ”.Non si tratta, quindi, una spiritualità anarchica, che si consuma nell’isolamento. Siamo accompagnati, in cammino con qualcuno. Solo insieme (se ognuno porta e condivide il proprio fardello, la propria umanità ) si può arrivare alla meta. Non solo la meta dei cristiani, dei cattolici, ma di tutta l’umanità , d’ogni uomo. Lo vedi che tutto il mondo si sta movendo in queste ore? Tutti hanno sulle labbra quest’espressione: accompagnare. “Accompagnare il Papa, perché lui ci ha accompagnati”. Da Ruini, ai commentatori televisivi, alla gente intervistata per strada.

Quindi il Dio della pace.La pace non è portare la stessa bandiera, è la possibilità di camminare.

Invece quante nazioni usano Dio per giustificare i propri disegni di potere, per dividere, per ammazzare. Il Papa lo ha gridato con forza, di non usare il nome di Dio per giustificare la guerra!

Ma perché, oggi, tutta questa gente sente il bisogno di alzarsi e mettersi in cammino verso il Papa? Che cosa lui ha suscitato in loro? E’ successo qualcosa, non è solo un evento mediatico od un’emozionalità superficiale, come molti stanno dicendo in queste ore. Quello che vedo è che c’è un bisogno, c’è uno sforzo personale per andare OLTRE le proprie visioni, il proprio modo di vedere le cose, il sentire abituale. Si vede fin troppo bene, non si può negare. Che cosa ha fatto o detto questo Papa, cosa aveva, per attirare a sè questa moltitudine?

- Come se fosse stato Cristo, lui stesso.

- Infatti. Lui ha incarnato il Vangelo in tutti i suoi aspetti, a 360 gradi, ha plasmato la propria umanità interamente su quella di Cristo. Come dare continuità a tutto questo?

Fa riflettere quello che sta succedendo, non possiamo farlo passare come l’emozione del momento e basta. Dove porterà questa provocazione? Come iniziare, da qui, un cammino? Non più da soli, evidentemente. Per questo tutti sentono il bisogno di radunarsi insieme, da dove può iniziare un nuovo cammino. La Chiesa intera ha una gran responsabilità , coi suoi movimenti, una responsabilità vocazionale. Di accompagnare questo popolo che sta chiedendo aiuto per la propria crescita spirituale. I figli di Dio sono tutto il popolo, vedi che tutto il popolo è in cammino? Come un esodo biblico- certo molti saranno anche inconsapevoli, proprio come durante l’esodo dall’Egitto - è un cammino verso la nuova Gerusalemme. Un unico pastore, un unico ”¦olive.

- Olive? Od olivo? Hai detto olivo?

- L’immagine della Gerusalemme”¦

- L’olivo? Perchè l’olivo?

- Come si chiama il recinto delle pecore?

- Ovile!

- Scusa, ho invertito le consonanti.

- Questi lapsus non sono mai casuali! Prima hai parlato di pace, quindi olivo?

- Può darsi! In ogni modo ho parlato del Papa, senza volerlo, quando ho scritto la canzone.

- Don Mimmo, vuoi dire.

- Si, don Mimmo, ma è come se l’avessi scritta io.

- Lo so, hai fatto un altro lapsus! Don Mimmo dovrebbe esserne contento.

- E va bene! Perchè, sai, abbiamo viaggiato, abbiamo parlato, fatto concerti insieme.

- Siete amici.

- Ma anche le altre canzoni, che evidentemente sono state scritte prima che il Papa morisse, durante il suo pontificato, riflettono per forza il cammino che lui mi ha fatto fare. Che ci ha fatto fare. Non dico che le canzoni diventino profetiche, ma ti accorgi che hanno dentro una grand’attualità (accende lo stereo).Senti? Se analizzi il testo, vedi che è proprio come ti dicevo: “Quando scende la sera, quando manca la pace e qui non ci sei, c’è bisogno di Dio tra noi”. Non c’è pace senza l’unico Dio, il Dio di tutti gli uomini. Non la pace dei pacifisti, illusoria, che si trasforma a sua volta in violenza più grande. Ma la pace che viene da Dio, perché “Solo Lui sa cosa c’è nel cuore dell’uomo”. Quante volte il Papa lo ha detto, anche ai potenti della terra? Adesso, è il popolo che lo intuisce.

- E la musica?

- L’hai sentita.

- Si, ma dillo tu cos’è.

- E’ una ballata rock alla Bruce Sprigstein.

- Anche il secondo brano è una ballata rock, vero?

- Si, è un rock elettrico. Anche folk-rock, se vogliamo. Ha dentro qualcosa delle gighe irlandesi, senti? Senti l’arrangiamento?

- “Là c’è un posto”: che significa?

- “ Là c’è un posto da dove vengo, un nuovo mondo cui appartengo/ Dove il sole sorge ancora/ Stella d’oriente che porti l’aurora”¦” (con lo stereo acceso, N.d.R.).Non è solamente un ideale, non è un’ideologia come quelle che sono crollate e restano solo ricordi. Invece quella nuova Gerusalemme è una realtà con cui puoi fare i conti, è un posto dove tutte le parole che abbiamo sentito dal Papa (ed anche dagli altri) ”¦ma le parole sole a volte ci portano a grandi delusioni. Invece in questo posto sono reali. Questo è un posto sincero, mi capisci? Dove le porte sono così spalancate che tutti sono invitati: ognuno a riflettere sulla propria esistenza e chiedersi se non sia arrivato il momento di cominciare prendere sul serio i valori che il Santo Padre ha gridato in lungo ed in largo. E’ un posto nel mio cuore, un posto in fondo all’anima.

- Per me è un luogo fisico, un luogo di persone.

- Io parlo di un luogo spirituale.

- Non parli allora della Chiesa? La Chiesa è tutt’e due, un luogo spirituale ma anche fisico, identificabile.

- Sì, della Chiesa, ma come Gerusalemme Celeste.

- Non c’è un luogo dove puoi vivere già l’inizio di questa nuova Gerusalemme?

- La nuova Gerusalemme io non la vedo ancora sulla terra. Un posto dove ci sia la giustizia, l’amore, il perdono, dove i rapporti tra gli uomini siano determinati dall’esser tutti figli di un unico Padre”¦No, io non lo vedo ancora, qui sulla terra.

- Ma scusa Roby, dov’è che uno può essere richiamato a viver così, dov’è che puoi condividere con altri questa tensione?

- Certo. Ma nonostante questo, non vedo ancora questo Paradiso in terra.

- No! E’ vero, Roby. Ma per me è la Chiesa, la comunità cristiana questo luogo. E’ il luogo dove, anche se le persone sono imperfette, è sempre possibile sperimentare un’unità che non segue le regole delle amicizie normali.

- Certo, ma è così per te, che hai avuto la fortuna o il dono di aver trovato un pezzo di terra dove piantar la tenda.

- Ma non è in un recinto che io ho piantato la tenda, questo luogo è piuttosto una circolazione di vita. Ci sono dei rapporti dove puoi vivere la caparra di quello che sarà poi, dopo.

- La domanda è questa: che vuol dire essere davanti ad una persona che soffre, ai mali del mondo, cosa vuol dire povertà e ingiustizia, tutte le domande che lui lancia quando va in questi paesi martoriati? (Roby usa il tempo presente ed io non correggo .N.d.R.). Voglio parlare da cristiano. C’è un’umanità disperata che ci sta guardando. E per quanto tempo starà ha guardare? E’ mai possibile che non si riesca ancora a comunicare, che si continui a proclamare parole e non si faccia il concreto? Questa grand’umanità un giorno urlerà così tanto da far spavento, muterà spartito e tono a quest’occidente indifferente, fino a capovolgerlo. Così si capirà cosa vuol dire soffrire nell’ingiustizia, nell’indifferenza, nella solitudine e nella disperazione.Per fargli capire.

- Tu questo lo sai. Ma se tu parli di un luogo da dove vieni, di un luogo cui appartieni, insisto a chiederti qual è.

- In quel luogo non c’è distinzione di razza, ricchezza o potere. Dio penetra il cuore d’ogni uomo, perché sa chi sei tu (ricordi il Papa? “Solo Cristo sa cosa c’è nel cuore dell’uomo, solo Lui lo sa”), dove noi stessi non riusciamo a penetrare, dove c’è qualcosa di straordinario che da soli non riusciamo a cogliere.Ed è un posto per questa moltitudine di giovani.

- Ma che cosa è questo posto? Il Paradiso?

- Si! Ma anche in terra si può costruire un Paradiso. Infatti, Dio è venuto tra noi. Che cosa disse il Papa, la prima cosa che disse all’umanità d’oggi? “Non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo!”. Certo lui vedeva, già allora, più in la di quanto noi vediamo oggi.Sono certo che avesse delle intuizioni profetiche.Però in lui c’era anche a certezza di un inizio, per questo poteva orientare l’immenso gregge dei giovani.

- Già esiste quest’inizio?

- Noi siamo già un pezzo di Paradiso, se riconosciamo Dio: Lui è tutto per noi. E’ per Lui che sorgono le nostre domande continue: sul Mistero, sul senso della vita, o su dove andiamo. E’ un pezzo di Paradiso, non è tutto. In questo posto da dove vengo”¦in questa piccola oasi ho la possibilità di riflettere, dialogare, essere ascoltato ed aiutato, anche di discutere e di litigare...vivo una positività che altrove è impossibile. Ma è come l’anticipo, perché la nuova Gerusalemme io la vedrò.

- E’ l’anticipo, allora. Così puoi esser certo che la vedrai.

- Per me, la nuova Gerusalemme non c’è ancora. Il Paradiso è un luogo di conquista. Ma nemmeno sono solo belle parole che si raccontano alla gente. Il nostro Paradiso, quello di qua, è un po’ malconcio, ma l’abbiamo in terra. Dove si possono incontrare delle persone e dove tutti possono entrare. “Io ho un’ala, tu l’altra ala” dice la canzone, per continuare a volare. E’ un’immagine poetica, che dice che le imperfezioni e le mancanze possono diventare occasioni per andare lontano, ella comunione, nell’amore. C’è un particolare del testo che va a finire proprio sul popolo dei disperati. Oggi, riascoltando, mi accorgo che non si sposta di una riga da quello che il Papa ha detto. Anzi, io vado dicendo che voglio fare una canzone sul Papa, ma qui senza volerlo ho cantato il Papa. Forse anzi l’ho già fatta la canzone sul Papa. Guarda: io a modo mio forse non ho fatto che cantare quello che lui ha annunciato.

- “Chi mi segue avrà il centuplo quaggiù e l’eternità ”.

- Si, è così. Ma tu portamelo, il testo con le poesie del Papa.

- Stai tranquillo. Andiamo avanti.Mi parlavi giorni fa di “Ti voglio seguire” come un movimento in crescendo.

- Ti dicevo che è una musica che inizia soft e poi segna un crescendo, un movimento, un cammino. Immagina un uomo che cammina nella metropoli, nel caos e nel rumore. Un uomo che dalla solitudine di un luogo povero e buio, isolato ed arretrato, dalla campagna, arriva in città . Prima in una piccola città di provincia Poi una grande città , il miraggio di tanti.Ma poi ti accorgi che non è quello che volevi, non è il paese dei balocchi.

- E’ quello che è successo a te: vero, Roby? Tanti anni fa, quando hai inseguito il mito del successo illudendoti che ti potesse riscattare dal peso delle difficoltà e delle ingiustizie...

- Si, ma lo dico per tanti, è anche l’esperienza di tanti.

- In un certo senso, quella di tutti.

- Forse. Comunque c’è l’apparenza che sorregge tutto.In realtà è solitudine. Se il vento prende a soffiare sull’apparenza, tutta la struttura crolla, non c’è più niente.Immagina di entrare in una scatola gigantesca, i cui lati sono immagini proiettate, luci e suoni. Ma se provi a toccare con un dito, tutto sparisce. E ti ritrovi più solo di prima di prima, con le tue angosce, paure, domande ed incertezze.

Però puoi continuare a seguire un cammino, una chiamata, come una musica che continui a sentire. Lontana, ma che c’è.

- Allora non parli solo di tanti anni fa, parli anche di adesso.

- Parlo in generale”¦

-Si ma tu sei un artista, dunque per parlare in generale, cosa usi? Lo vedi che prima hai parlato di te? Anche adesso lo stai facendo.Mi fa pensare che quando nella vita ci accorgiamo che abbiamo seguito, senza accorgerci, un nostro miraggio, un’illusione o anche una nostra immaginazione, dobbiamo tornare a ricentrarci sull’origine, sulla nostra chiamata, sul nostro cammino. Vuoi che lo dica, quello che ho capito?

- E’ una preghiera e come tale nasce per forza dalla mia esperienza.Ma l’hai detto anche tu, prima, che è quella di tutti.

- Come “Dimmi, o mio Signore”. Anche quella è la domanda di tutti, in fondo. Ricorda tanto il tuo De Andrè, nello stile cantautorale, nella voce, nella drammaticità ineluttabile delle domande. Ma c’è qualcosa in più che in De Andrè non c’era.

- Infatti. Siamo arrivati a questo punto: con tutto questo che ci siamo detti, lo stesso i conti ancora non mi tornano.Il male nel mondo è così tanto, c’è un grido così grande che non si lascia placare con risposte preconfezionate.Che cosa sta succedendo? Perchè accade tutto questo? Guerre, catastrofi naturali, atrocità d’ogni genere. E poi, nei paesi più lontani, più poveri, che già sono sommersi di problemi e di croci, già i più colpiti.Pensa alle guerre civili in Africa, quel popolo che sembra dimenticato da Dio. E pensa a quello che succede da noi, con l’aborto: una strage silenziosa, invisibile. C’è il disprezzo per la vita: ma allora, cosa è la vita?

Però, rifletti: “Dove stiamo andando?” è il cuore della fede, che domanda a Dio, perché Lui è infinito Amore, giustizia, misericordia. Allora, chiede: “Perchè questo?”

Io, la risposta non ce l’ho.

E’ vero tutto quello che ci è detto, che tutto questo è frutto del nostro peccato, del negare Dio, della nostra superbia. Ma non mi basta. Io, dunque, la risposta non ce l’ho.

Però ho Qualcuno cui chiederla.

Di Laura Rabini

ATR - Press Milano
www.informusic.it