Veronica Marchi torna con ''Bianca'', album sulla fragilità umana dopo sette anni

Veronica Marchi torna con ''Bianca'', album sulla fragilità umana dopo sette anni

Il 24 ottobre 2025 esce per Doc MusicBianca”, il nuovo album di Veronica Marchi, cantautrice, polistrumentista e produttrice veronese. Il lavoro arriva a sette anni di distanza da Non sono l’unica e raccoglie undici tracce che raccontano esperienze di fragilità, cadute e consapevolezza umana. La presentazione dal vivo è prevista il 7 novembre al Teatro Camploy di Verona, in occasione di un evento dedicato ai vent’anni di carriera della musicista.

L’album si muove tra vena cantautorale acustica e incursioni rock, mantenendo la cifra stilistica che da sempre contraddistingue la Marchi. I brani spaziano dalle morti sul lavoro in “Lea” alla tragedia del Ponte Morandi in “Giù”, dal desiderio di maternità in “13 ottobre” al fallimento amoroso in “Io ti ho amata”. La malinconia emerge anche in “Anni ’90” e “Come eravamo”, tracce che richiamano tempi più lenti e custodiscono memorie personali.

“Il disco raccoglie una serie di storie che raccontano la fragilità degli esseri umani e la grandezza del prendere coscienza – è il commento di Veronica – È, di fatto, un elogio del fallimento. L’ho intitolato Bianca, come una pagina ancora da scrivere, come il colore della lucentezza, come il colore che li contiene tutti, come le muse segrete, come le poesie, come Moby Dick, come Bianca d’Aponte.”

Tra gli ospiti figurano Cristiana Verardo (voce in “13 ottobre”), Andrea Mirò (“Ogni piccola parte di me”), Nicola Cipriani (chitarre in “E tutto il resto sarà vita”), Giada Ferrarin in arte Amaranto (produzione archi in “Lea”) ed Eva (“Giù”). La produzione artistica è curata dalla stessa Marchi, con la collaborazione di Stefano Giungato, Cipriani e Amaranto.

I brani sono stati registrati tra Verona (Osteria Futurista) e Milano (Indiehub) tra gennaio e maggio 2025, con mix e master di Stefano Giungato. Alcune tracce hanno precedenti pubblicazioni: “Come eravamo” nasce dal podcast Ernest Shackleton. Odissea di ghiaccio, mentre “E tutto il resto sarà vita” era contenuta nel primo vinile di Lady Day.

Il concerto del 7 novembre proporrà un viaggio tra i più celebri brani della cantautrice, con la direzione musicale di Giada Ferrarin e la partecipazione di Andrea Mirò, Ilaria Pastore, Cristiana Verardo, Naskà ed Eva. Sul palco con Veronica, impegnata tra chitarra acustica, pianoforte e voce, ci saranno Maddalena Fasoli, Laura Masotto, Federica Castro (archi e cori), Andrea Faccioli (chitarre e cori), Nelide Bandello (batteria e percussioni), Nicola Panteghini (chitarre), Sara Alessandrini (batteria) e Gipo Gurrado (basso).

TRACK BY TRACK

“E tutto il resto sarà vita”

Si può condurre un’intera esistenza sentendosi in colpa per qualcosa che non si è fatto, ma semplicemente perchè si “è”, o perchè è stata fatta propria una debolezza altrui. Ho scritto questa canzone per me, davanti al mare di Trapani, per darmi pace e dirmi che io vado bene così come sono. Il brano inizia con le chitarre di Nicola Cipriani (co-produttore del brano) in loop, come a riprodurre il suono delle onde che si ripetono e che non sono mai uguali, che accompagnano la vita con delicata presenza, che ci ricordano che non siamo solə.

“Lea”

C’è sempre, purtroppo, una Lea in ognuna di noi. E’ così, perdiamo pezzi continuamente, se non accettiamo la realtà dei fatti. Nel brano, Lea è la compagna di un uomo che cade sul lavoro e di cui lei aspetta notizie da mesi. Nel silenzio della sua casa, Lea ritrova, movimento dopo movimento, il suo corpo e la sua ragione di vita: amare. La canzone si regge totalmente sull’appoggio di un quartetto d’archi, arrangiato da Giada Ferrarin in arte Amaranto.

“Anni 90”

E’ una canzone nostalgica, dall’inizio alla fine, una critica sottile al nostro modo di vivere oggi, all’ipocrisia delle narrazioni social e agli aperitivi eterni dove annega la giornata, una fotografia malinconica su quegli anni 90 che tanto ho amato, dove tutto era più piccolo e paradossalmente al tempo stesso più grande, più denso. La canzone è un tentativo autocritico di togliermi dal disagio di non riuscire a trovare un mio posto nel mondo e tornare dove sono stata bene.

“Ogni piccola parte di me”

Autoanalisi. La lente a cui faccio riferimento nel testo è quella di Freud, che potrebbe essere benissimo quella di Dio o quella di Jung, o di un frate, o di un maestro importante che abbiamo incontrato nella vita. Ognuno ha la sua personale guida, l’importante è non fermarsi alla superficie delle cose e andare a vedere cosa c’è sotto, ma non fuori da noi, bensì dentro di noi. La frase cardine del brano è “io voglio desiderare e non rimpiangere”. A tendermi la mano in questo brano c’è la voce solida di Andrea Mirò.

“Come eravamo”

Voltarsi indietro vuol dire spesso guardarsi dentro e provare a cambiare i meccanismi, le false credenze. Ho usato, per parlare di questo, la metafora della navigazione ed elogiato il fallimento per dare un senso profondo al nostro eterno viaggiare. Un brano intimo, solo una chitarra e una voce per entrare ancora più dentro la narrazione.

“Giù”

E’ il 14 agosto e sono incollata alla televisione da ore. Un ponte è crollato ed io non credo ai miei occhi. E’ crollato per l’incuria del nostro tempo, per la nostra mancanza di rispetto nei confronti degli esseri umani che ci vivono accanto, per la nostra totale assenza di responsabilità. Non sono stata capace, per giorni, di pensare ad altro se non al Ponte Morandi, a Genova, ai suoi abitanti, alle troppe vite coinvolte, al loro dolore. Così, ho messo tutto in una canzone. A farmi da spalla in questo potente viaggio c’è un’amica, una persona con cui ho vissuto un passaggio importante della mia vita: Eva.

“Le tue bugie più belle”

Ghosting, zombieing, triade oscura….in psicologia è definita in molti modi diversi la patologia per cui una persona all’improvviso scompare dalla nostra vita. Così, dall’oggi al domani. In questa canzone ho raccontato proprio questo e tutto il senso di vuoto e devastazione e rabbia derivanti da questa esperienza traumatica.

“E ritrovarti sempre”

Da sempre cerco la maniera di esprimermi attraverso la canzone parlata, mescolata al cantato e a un sound rock sperimentale che mi ricordi alcuni dei miei riferimenti musicali: Afterhours, Marlene Kuntz, C.S.I., Massimo Volume…e tra le dune di panna che vedo dall’alto di un aereo che mi porta da Verona a Karpathos trovo la maniera di raccontare le mie inquietudini e le modalità di ritorno, perchè anche se mi perdo poi mi ritrovo sempre.

“13 ottobre”

Questo brano è dedicato ad una persona molto cara e a me molto vicina ma racconta una storia davvero vicina a moltissime donne: il desiderio di maternità accompagnato alla paura di non riuscire ad essere una buona madre e addirittura di non poter mettere al mondo una nuova vita e restituirle amore. E’ una lettera intima che ho scelto di cantare insieme all’amica cantautrice Cristiana Verardo, per dire con parole semplici che spesso chi è genitore impara molto più di quanto insegna.

“Piove molto”

La metafora della pioggia che scroscia, fuori dalla finestra, in un pomeriggio d’estate l’ho usata qui per dire che quel che deve succedere succederà, e non c’è niente da fare. Possiamo solo lavorare su noi stesse e provare ad essere come la quercia enorme che accetta di essere bagnata in ogni sua foglia, pronta a rinascere e a restare dritta nel vento ogni volta che piove.

“Io ti ho amata”

Fallire in amore vuol dire avere l’opportunità di crescere e capire la misura stessa dell’amore, ovvero la perdita. Nella vita ci separiamo continuamente e anche se una persona esce dalla nostra vita, anche se per nostra volontà, è importante ricordare che dentro quella relazione c’è amore che continua a fluire, che nel tempo quell’amore è destinato a trasformarsi. L’eterna e profonda gratitudine alla vita chiude questo disco, sempre nell’intimità di una voce e una chitarra.

Glossario

  • Polistrumentista: musicista capace di suonare diversi strumenti.
  • Cantautrice: artista che scrive e interpreta le proprie canzoni.
  • Doc Music: etichetta discografica italiana che pubblica l’album “Bianca”.
  • Osteria Futurista / Indiehub: studi di registrazione a Verona e Milano.
  • Amaranto: pseudonimo di Giada Ferrarin, produttrice musicale.